Venerdì 2, Sabato 3 e Domenica 4 agosto 2019

L’alpeggio – Ta mont

D’ISTÀ TA MONT – L’ALPEGGIO ESTIVO IN VAL SAN NICOLÒ

Verso la fine di giugno le famiglie della Val di Fassa si trasferivano col loro bestiame sa mont, sui pascoli di alta montagna. Ogni paese aveva la propria zona di alpeggio, e la Val San Nicolò è la Mont di Pozza. Qui la comunità trascorreva tutta l’estate, e faceva ritorno in paese alla fine di settembre, per la fiera di san Michele. Il giorno prima di partire per l’alpeggio, in casa ci si preparava con cura: le donne si occupavano delle provviste per l’estate: farina di mais e d’orzo per fare la polenta e i canederli, qualche caciotta, del pane di segale, burro, sale e un po’ d’orzo tostato per fare il caffè. Gli uomini invece preparavano gli attrezzi da lavoro: le falci, i rastrelli e tutto quello che serviva per la fienagione; avvolgevano tutti i loro strumenti in un lenzuolo di canapa, che sarebbe poi servito per raccogliere il fieno tagliato. Terminati i preparativi, le famiglie partivano di buon’ora per recarsi all’alpeggio dove avevano una piccola casetta, la ciajaa, e un fienile, il tobià da mont.

All’alba iniziava il lavoro: i seadores falciavano per cinque o sei ore di fila, mentre le resteladore li seguivano per rastrellare. La giornata lavorativa non finiva qui: il fieno seccava in due o tre giorni, ma ogni mattina doveva essere sparso, rivoltato a mezzogiorno e ammucchiato di nuovo al tramonto.

Ma il momento più bello della giornata era la sera: dopo una giornata di faticoso lavoro, le famiglie si riunivano in qualche ciajaa per suonare, cantare o raccontarsi contìe, le antiche leggende tramandate oralmente e spesso ambientate nei verdi alpeggi. La mattina successiva, poi, il lavoro della fienagione riprendeva: il fieno di montagna – come dicevano gli anziani – era considerato un bene prezioso per poter alimentare anche nei mesi freddi il bestiame con un foraggio ricco di fiori, che rendeva il latte più buono. I lavori venivano interrotti solo di domenica, per potersi recare in paese per le cerimonie religiose.

Nei mesi successivi alla raccolta, il fieno doveva essere trasportato a valle con i carri trainati dalle mucche e dai buoi, e quindi era necessario tornare all’alpeggio. Il giorno prestabilito, tutta la famiglia si alzava molto presto e, ancora prima che uscisse il sole, si partiva. Solitamente la donna, che stava davanti, con una mano guidava il carro e con l’altra teneva una lanterna a petrolio per fare luce sulle strade ghiaiose. Quando si arrivava ai ricoveri in alpeggio, i tobié da mont, il fieno veniva raccolto in grandi teli, i lenzei da fegn, e caricato sul carro. “In nome di Dio e della Madonna andiamo…”, si diceva, quindi si riprendeva la via del ritorno verso il fondovalle. Nei mesi più freddi invece, quando le montagne erano ricoperte dalla neve, al posto dei carri si utilizzavano le slitte.

Val San Nicolò Festa ta Mont alpeggio

Tuffatevi nell’antica esperienza dell’alpeggio visitando le ciajae dell Val San Nicolò e assaporando il profumo del fieno. Chiudete gli occhi, e vi sembrerà di sentir ancora risuonare l’eco delle vecchie leggende e il rumore delle falci che a ritmo preciso e costante tagliano l’erba!

(testi adattati da “Antica Terra Ladina. Guida al Museo Ladino di Fassa”)